NON CREDO PIU’ ALLE FAVOLE E NON HO PIU’ LA TESTA FRA LE NUVOLE – la mia personale opinione sulla preservazione della salute mentale

La malattia mentale è un problema sempre più attuale nella società moderna. Molti cercano di dare una spiegazione circa le cause di tale fenomeno e contemporaneamente (e spesso inconsapevolmente) si auto – inseriscono in una illusoria categoria sociale invulnerabile nei confronti di tale problema.

La verità è che il disagio psichico colpisce in tutto il mondo persone appartenenti a livelli culturali, etnie e quindi estrazioni sociali fra le più estese e diverse immaginabili. Per molto tempo è stata promulgata la tesi (sempre stata puramente teorica) della base bio-genetica come causa di disturbo psichico. Tuttavia non è mai stato trovato, nel genoma umano, il responsabile di mali come la schizofrenia o il disturbo bipolare. Questo è un fatto attuale e non confutabile alla data di questo scritto.

Per quanta riguarda le cause sociali, la psicologia sperimentale ha fatto enormi passi avanti nella comprensione di nevrosi e psicosi. Si pensi ad esempio ai recenti studi sui sistemi dinamici e quindi alla relativa sotto-categoria delle reti neurali.

Si può studiare il disagio psichico chiamando in causa i seguenti concetti

–          Sistemi statici e dinamici

–          Sistemi lineari e non lineari

–          Sistemi complessi con comportamento semplice (equlibrio e ordine)

–          Sistemi con comportamento complesso (caos)

–          Punti critici e attrattori

Ovviamente non voglio aprire una lunga esposizione di tutti i possibili ragionamenti che conseguono a questi “token”, ma due paroline le vorrei tuttavia spendere.

La mente umana è sicuramente un sistema dinamico e non statico, perché il suo funzionamento dipende dalla variabile TEMPO.

La mente umana è un sistema NON LINEARE perché nel tempo può acquisire (tramite l’apprendimento) o perdere (tramite il mancato utilizzo di ciò che si è appreso, o l’invecchiamento) funzioni anche complesse.

Una persona sana di mente è come un complesso sistema dall’utilizzo semplice, immediato e intuitivo. Il significato delle azioni di una persona sana è immediatamente VISIBILE nel senso GESTALTISTICO del termine, non deve essere compreso tramite complessi ragionamenti. Questo avviene se le immagini mentali endogene sono ordinate.

Una persona malata di mente è come un sistema, di qualunque complessità, con comportamenti caotici, disordinati, imprevedibili e di difficile comprensione.

Il fatto che tali comportamenti siano difficili da capire, tuttavia, non vuol dire affatto che non rispondano a precise leggi matematiche.

Questi leggi esistono e la relativa spiegazione si chiama TEORIA DEL CAOS.

Non ho tanta voglia di includere grafica in questo documento, perché è presto ed è domenica mattina e poi fra poco devo uscire, comunque voglio richiamare alla vostra mente la celeberrima immagine della “coppa di Rubin”, che è un semplice disegno davanti al quale la maggioranza di noi è indeciso tra il dire di aver visto un vaso o due facce simili una di fronte all’altra.

Questo esempio mostra la presenza di PUNTI DI AMBIGUITA’, un tipo particolare di punto critico nella funzione del sistema non lineare costituito dalla nostra mente. In prossimità del punto critico, un sistema è indeciso circa la risposta che deve dare e il suo comportamento diventa CAOTICO.

Ci sono tanti altri tipi di punti critici, su cui sorvolerò, la loro caratteristica è quella di mettere in crisi anche sistemi ben congegnati che normalmente si comportano in modo semplice ed intuitivo, quindi di riflesso ci sono situazioni sociali che possono rendere patologico il comportamento di persone che nella maggioranza dei casi appaiono sane ed equilibrate.

Come si fa a diventare insani? Oh, scusate, la domanda giusta è : come si fa a mantenersi sani?

Bene, se ci fosse una ricetta facile da seguire per tutti, certamente qualcuno avrebbe vinto il nobel e non ci sarebbero più persone sofferenti sulla faccia della Terra.

Dico che la cosa è alquanto improbabile.

I malati ci sono e continueranno ad esserci. Il fatto è che secondo me i malati possono guarire. Questa è la mia personale BUONA NOTIZIA, anche se chi vi parla assomiglia più ad un ragazzo che ad un signore. La notizia cattiva, invece, è che qualsiasi sano può ammalarsi.

TEOREMA: per ogni persona sana esiste una situazione sociale complessa in grado di rendere caotico il comportamento di tale persona, per ogni persona insana esiste una cura in grado di portare ad un ragionevole equilibro il comportamento di tale persona.

Per comprendere il valore di tale affermazione è necessario perdere per sempre una radicata idea stereotipica che è fin troppo radicata nel nostro tessuto sociale. La verità è che una stretta linea di demarcazione tra sanità e malattia NON ESISTE, sebbene i comportamenti limite debbano essere considerati patologici e certamente curati. Ammalarsi o guarire vuol dire perdere o riacquisire delle normali funzioni, ma questo NON VUOL DIRE TRASFORMARSI . VUOL DIRE SEMPLICEMENTE APPRENDERE, tutti possono farlo in funzione della propria intelligenza se ne hanno, dove l’intelligenza non è sufficiente in funzione della fiducia nei confronti di un bravo specialista e dei soldi, se ne hanno abbastanza in tasca. Attenzione: quando dico “se l’intelligenza non è sufficiente”….intendo dire proprio che anche la più brillante intelligenza può non essere sufficiente a risolvere un disturbo psichico. Ecco perché John Nash e Michelangelo pare fossero schizofrenici, ecco perché Albert Einstein pare avesse la sindrome di Asperger.

L’auto analisi espone al pericoloso rischio di autoreferenzialità, la coscienza non può curare se stessa con risultati sicuri, perché nell’interrogarsi circa se stessa si modifica e non può osservarsi dall’esterno.

Che dire degli psicofarmaci? Quando penso a certe situazioni di forte crisi che ho affrontato nella mia vita, ringrazio che esistano gli psicofarmaci.

Per quanto riguarda l’uso di psicofarmaci nel corso di un’intera vita, si apre un immenso capitolo di probabili discussioni. L’anno scorso mi è capitato di assistere una persona anziana affetta da demenza, aveva spaventose allucinazioni ed era molto violento. Senza i farmaci che io ho somministrato al poveretto – sotto le direttive di un medico psichiatra – non so proprio cosa sarebbe potuto accadere.

Che dire di un giovane, nel pieno delle forze fisiche, che affronta una situazione di malattia? Dovrà usare i farmaci per tutta la vita? Anche tale persona può diventare pericolosa per se stessa e per il prossimo e se ciò avviene il farmaco è necessario, per tutto il tempo in cui tale pericolo permane. La scelta di non dismettere i farmaci deve essere ponderata, tanto quanto quella di iniziare a usarli. Ci sono casi in cui le psicoterapie sono cure più che sufficienti.

Spesso il disagio psichico è considerato una stigmate, le persone che soffrono possono vergognarsene, le persone considerate sane possono aver paura della malattia o comunque non volersi interessare di tale realtà. Le persone che hanno paura della malattia sono in tale condizione perché il disagio rievoca la personale sofferenza, che può essere nascosta, latente, in altri termini inconscia.

Ci sarà mai un mondo senza malati? Io non credo più alle favole. Le discese sono rilassanti perché ci sono le salite. Il lavoro è bello se c’è il riposo. La felicità non si può raggiungere se non si ha mai sofferto.

Il mio consiglio è abbastanza semplice: accettare la realtà e apprezzare il miglior equilibrio che ne consegue.

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La compagnia teatrale “MILLEPIEDI” vince una battaglia contro il male oscuro

9 Luglio 2013. Al teatro San Paolo sito in Via Berton 1, Cascine Vica di Rivoli, la compagnia teatrale “MILLEPIEDI” organizzata dal servizio “terapie espressive” dell’ASL TO03 del San Luigi Gonzaga, diretto dalla dottoressa Carola Zampaglione, che dà vita ai laboratori teatrali condotti dalla stessa dottoressa e dai dottori Luciano Caratto e Loris Mosca, tramite la regia di Loris Mosca ha vinto una battaglia contro il male oscuro.

“PROBABILMENTE SPOSI” è una rivisitazione allegra del romanzo manzoniano “I PROMESSI SPOSI”. I fatti raccontati si svolgono a Lecco, nei pressi del lago di Como. Un’introduzione fantasiosa tra semplici coreografie e poi l’ingresso di due poco probabili “bravi” che ricordano Stanlio e Ollio e minacciano un don Abbondio che si atteggia come un cagnolino da compagnia. Poi in un flash back Renzo Tramaglino si esibisce in una canzone di Morandi, “Fatti mandare dalla mamma” rivisitata e corretta in “Fatti mandare dalla Agnese” che rievoca il giorno in cui chiese in sposa Lucia Mondella. Il griso e don Rodrigo, in mezzo a gozzoviglie e bagordi vengono sorpresi dalla fidanzata di quest’ultimo, Bella Figheria che dopo un balletto con un occasionale spasimante di passaggio dichiara di volersi suicidare per via del fatto che il popolo la ritiene cornuta. Un colpo a bruciapelo esploso dalla rivoltella della Bella Figheira colpisce a morte la povera Agnese madre di Lucia, che viene portata via da un becchino. Siccome Lecco non è più un posto sicuro, Lucia e Renzo vengono mandati “a quel paese” da Fra Cristoforo, uomo di chiesa ed ex cantante rock, paese che poi altro non è che il convento della monaca di Monza suggeritogli dalla compagnia di Viaggi Alpitour. Al convento di Monza, donna Prassede, ex compagna di servizio di Leva dell’Innominato offre la sua amorevole e militaresca accoglienza ad una spauracchiata Lucia, che implorerà San Siro di intercedere tramite la Divina Provvidenza per annullare gli effetti della sua congenita sfiga. L’innominato, potente malavitoso temuto addirittura da don Rodrigo, tramite la sua agenzia di commercio di servizi mafiosi ed affini, con l’offerta tre crimini al prezzo di uno regala a don Rodrigo la possibilità di impedire le nozze di Lucia e Renzo con la complicità di Egidio e la monaca di Monza. Lucia viene rapita. Allora il convento si tingerà di giallo e donna Prassede introdurrà l’ingresso dell’Ispettor Clouseau, geniale incaricato della Secrét che dopo accurate indagini e tramite un infallibile esame del caso dichiarerà se stesso il colpevole, firmando la sua stessa condanna. La peste, dopo un breve soggiorno all’Hotel Bristol e la colazione decide di fermarsi a Milano. Renzo, che era stato malato dopo la guarigione si reca al lazzeretto e trova fra Cristoforo prima e poi la sua amata Lucia che è ancora malata. Lucia aveva fatto voto di castità alla Madonna in cambio della salvezza, voto che fra Cristoforo dichiara di poter annullare in cambio del perdono di Don Rodrigo da parte di Renzo. Don Rodrigo è li di fronte a loro, appestato e morente e implora il perdono di Renzo. Renzo fa finta di perdonarlo tenendo le dita incrociate, Lucia si accorge della menzogna e lo minaccia di trasformarlo in un burattino di legno, sicchè Renzo si arrende e perdona il cattivo della storia, il quale dopo una pomposa coreografia stramazza a terra, morto. Il voto è annulato da Fra Cristoforo e Lucia e Renzo si possono unire in matrimonio, finalmente!

Alcuni ragazzi che hanno partecipato allo spettacolo ed hanno sperimentato come il teatro possa aiutare a superare insicurezze e timori e insegnare ad esprimersi meglio in mezzo alla gente.
E poi c’è stato tanto tanto divertimento.

E’ piacevole che in mezzo a tante difficoltà della vita quotidiana, molti professionisti della salute mentale appassionati al loro lavoro prendano delle iniziative che non vanno solo a tamponare le situazioni di emergenza e grave scompenso ma anche a valorizzare i punti di forza e le parti sane di chi è sulla via del recupero.

Ed è anche piacevole constatare la forza miracolosa del gruppo, dello stare “in cerchio”: tutti alla pari, tutti allo stesso piano in un’atmosfera collaborativa che spinge all’empatia collettiva e alla ricerca delle soluzioni ai problemi psico-sociali, dove ogni singolo sperimenta la forza delle proprie motivazioni, raggiungendo una migliore qualità di vita.

Un sentito grazie a chi lavora in questo contesto e un incoraggiamento a chi si è impegnato in questa attività, dobbiamo continuare così!

Oggi abbiamo visto con i nostri occhi che anche se il teatro è finzione regala emozioni vere!

I BRAVI DICONO A DON ABBONDIO CHE "QUESTO MATRIMONIO NON S'HA DA FARE"
I BRAVI DICONO A DON ABBONDIO CHE “QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE”
FRA CRISTOFORO CON UN FLASH BACK RACCONTA IL SUO PASSATO DI CANTANTE ROCK
FRA CRISTOFORO CON UN FLASH BACK RACCONTA IL SUO PASSATO DI CANTANTE ROCK
SALUTI A FINE SPETTACOLO
SALUTI A FINE SPETTACOLO

I testimoni di Geova vanno d’accordo con la psicologia – #2 Neocomportamentsimo e teorie sull’apprendimento sociale

Nel 1913, John Watson, psicologo ricercatore dell’Università di Chicago, con l’articolo “La psicologia così come la vede un comportamentista” diede il via ad una delle grandi scuole della ricerca sperimentale in ambito psicologico, la quale ha resistito fino allo sviluppo delle moderne teorie cognitive e, per certi versi continua a resistere.
Nata dalle ceneri del funzionalismo, la psicologia comportamentista si diede come obiettivo lo studio del comportamento come unico dato oggettivo misurabile e scientificamente prevedibile, eliminando dalla propria nomenclatura persino il termine mente. L’espressione “immagine mentale” fu pure stigmatizzata come reminescenza di una vecchia pratica non scientifica, perché i contenuti della mente non sono direttamente misurabili e i dati da essa scaturiti non possono, secondo il comportamentismo, essere obiettivamente condivisi da più scienziati.
Il comportamentismo studia la relazione che c’è tra individuo e ambiente tramite l’individuazione della relazione esistente tra gli STIMOLI e le RISPOSTE. L’individuo è visto come una scatola nera, non è ritenuto opportuno chiedersi nulla circa il suo contenuto. Con le sue risposte, l’individuo può modificare l’ambiente e quindi alterare i successivi stimoli. L’ambiente, può indirizzare il comportamento verso schemi prefissati tramite rinforzi positivi (premi) o negativi (punizioni). In questo modo l’individuo “impara” a sopravvivere nell’ambiente in cui è ubicato. L’essere umano è considerato -in certe circostanze- infinitamente malleabile dai comportamentisti.
Il neo comportamentismo, dalle teorie di Rotter sul “Luogo di controllo” alle teorie sull’apprendimento sociale di Albert Bandura, costruisce un ponte tra l’originale comportamentismo e il cognitivismo che andava definendosi. In particolare Bandura, nega l’apprendimento come risultato dei soli effetti dell’ambiente sull’individuo e introduce il concetto di osservazione. Con il concetto di “agenticità umana”, Bandura sostiene l’esistenza di processi cognitivi misurabili e questo implica la presenza dell'”intenzionalità”.
I testimoni di Geova vanno d’accordo con le teorie comportamentiste e neocomportamentiste?
Posso affermare -sarcasticamente- : “si, certo!”. (Ma non sto parlando di chi vi viene a bussare alla porta!)
I testimoni di Geova, utilizzano la teoria comportamentista per costruire in ogni adepto una “nuova personalità” che sia il più possibile aderente agli effetti dei “frutti dello spirito”. Questi termini sono isolati e prelevati dal contesto in cui sono presenti nei testi originali delle scritture greche cristiane. Cercare di educare un individuo a manifestare caratteristiche come “amore, gioia, pace, longanimità, benignità,bontà, fede, mitezza e padronanza di sè” non è certamente nulla di male. Posso comunque affermare che l’effetto dell’accettazione dell’ideologia geovista, vada al di là di tutto questo.
Nulla da dire, comunque, sull’accento messo sull’esigenza di purezza a livello morale. Il problema è che tutto questo è portato alle estreme conseguenze. Il testimone di Geova è incoraggiato a non infrangere la morale per non incorrere nello sfavore divino e nella distruzione eterna. Questo genera, in soggetti deboli,sofferenti o comunque predisposti, inutili sensi di colpa e di indegnità. Nei casi non rari di psicosi, un individuo può convincersi di aver commesso con i suoi pensieri il cosiddetto “peccato imperdonabile”, per il quale non è previsto perdono né in questo mondo né nel mondo perfetto che Geova starebbe per portare sulla Terra, quando la quasi totalità dei sette miliardi di persone oggi esistenti sul pianeta non dovrebbe più esistere. Essendo così predisposto al sentimento di colpa, il testimone di Geova si sente in obbligo di confessare i propri “peccati” in modo a volte compulsivo e a volte a riferire al “corpo degli anziani” fatti di altre persone per “non partecipare ai loro peccati”. Quindi, il corpo direttivo, che con monito dice: “nulla di nascosto non sarà scoperto”, in effetti non evoca l’avverarsi di una profezia, ma semplicemente constata e strumentalizza l’infinita malleabilità dei suoi adepti.
Infine, il testimone di Geova che non rispetta i precetti morali, sarà redarguito con l'”amorevole” – scusate il sarcasmo – provvedimento della disassociazione, la quale esclude da qualsiasi contatto sociale l’ex adepto espulso dalla congregazione. “… nessuno mangi in compagnia con un uomo chiamato fratello che è … fornicatore … o ladro, e non gli si rivolga nemmeno il saluto …” queste sono le parole di Saulo di Tarso, fariseo e ex persecutore dei primi cristiani, cittadino romano e convertitosi al cristianesimo, dopo aver visto “una gran luce sulla via di Damasco”, che lo privò temporaneamente della vista e fu accompagnata dalla “voce di Gesù Cristo” che lo supplicava: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” Quindi, apparentemente per ragioni scritturali, il testimone trasgressore è punito con la morte sociale.
Invece, il testimone di Geova maturo e spirituale, viene premiato con incarichi di responsabilità e con “nomine” che si ostina a non considerare titoli, quindi con una cosa molto ambita dall’essere umano: IL PRESTIGIO SOCIALE.

Convinzione contro dubbio, ottusità contro sospettosità. L’anima virtuosa e quella viziosa di un rapporto d’amore.

E’ meglio essere sempre convinti delle proprie idee o lasciare un ragionevole spazio al dubbio? Essere convinti di un dato certo può sconfinare nell’ottusità? Il dubbio può altresì sconfinare nella sospettosità compulsiva? Quanto può far male ad un rapporto di coppia essere non equilibrati in relazione a questi aspetti caratteriali?

Io personalmente ho tratto giovamento, al fine di apprendere un modello di comportamento migliore a questo proposito, dal metodo scientifico, che viene applicato – per via indiretta – anche nelle indagini dei tribunali giudiziari.
Nel metodo scientifico, una teoria per essere considerata valida deve essere dimostrata in modo generale. Anche un solo controesempio può negare una tesi scientifica. In tribunale, una persona è considerata innocente finché non è provato il contrario.

E allora una convinzione deve rimanere tale finché i fatti oggettivi non la negano. Questo è un concetto semplice per la logica matematica, ma avere un atteggiamento e una personalità equilibrata in tal senso potrebbe essere un obiettivo sicuramente raggiungibile, ma in modo non banale.

Innanzitutto, la persona compulsivamente sospettosa può dovere questo suo comportamento ad una scarsa autostima e ad uno scarso amor proprio. Chi non ha un concetto equilibrato della propria persona e fiducia in se stesso, non riesce a fidarsi nemmeno del prossimo. Per contro, la persona sospettosa può trovare un cattivo equilibrio rifugiandosi nell’ottusità riguardo ad alcune convinzioni. E’ come cercare di trovare un equilibrio tra salite e discese in una passeggiata tra i boschi, tra il sonno e la veglia, tra il lavoro e il divertimento. Avere equilibrio tra alti e bassi senza valori massimi e minimi troppo marcati è un obiettivo complesso da raggiungere, ma fondamentale per la salute.
Il rapporto di coppia soffre in maniera marcata quando non c’è questo equilibrio in almeno uno dei partner. Inoltre se uno dei partner perde l’equilibrio può accadere che l’altro lo perda a sua volta, oppure può avvenire una rottura. In altri casi, i più felici, entrambi i partner raggiungono un buon livello di maturità ed equilibrio, spesso il sentimento reciproco può essere uno stimolo a raggiungere un migliore compenso personale. L’eccessiva convinzione può portare a non considerare i fatti che contraddicono le proprie idee, nella fattispecie l’impressione che abbiamo della personalità del nostro partner può risultarne compromessa. Analogamente, l’eccessivo dubbio è dannoso. L’opinione personale circa la personalità del partner sarà traballante, instabile e scostante.

Perché gli psicotici non riescono ad amare?

“Amor ch’a nullo amato amar perdona”… soltanto un amore finto smette di amare: con queste parole Dante ci esprime tutta la disperazione di chi vede infrangere un legame affettivo che tocca i più profondi sentimenti.
Può capitare che un individuo reputato sano dalla cerchia di amici e conoscenti in modo anche repentino perda tutta una serie di competenze cognitive ed affettive, sviluppando una patologia psichica.
La medicina attuale insiste nel non aver trovato una precisa causa biologica delle psicosi, come ad esempio la schizofrenia, sembra comunque evidente che si possa ereditare una predisposizione a sviluppare la malattia. Su questo per lungo tempo sono stati aperti numerosi dibattiti in ambito accademico, dai tempi di Basaglia tra gli anni ’70 e ’80 del XX secolo. La mia personale posizione al riguardo è che la predisposizione alla psicosi, pur essendo un concetto teoricamente ammissibile è una caratteristica troppo complessa e sicuramente multifattoriale, per essere considerata un “carattere ereditario” alla stregua dell’altezza e del potenziale tono muscolare.
Al di là di questo dibattito, vorrei concentrarmi sulle competenze affettive che può certamente perdere lo psicotico, quindi sulla capacità di amare. In termini psicoanalitici, certi autori si sono espressi con il termine “anoressia sentimentale”, che è l’esatto opposto di “dipendenza affettiva”. La società attuale, con i suoi squilibri e le sue contraddizioni, ha sviluppato due diverse patologie, il non aver voglia di amare e il dipendere troppo da una persona o un sentimento d’amore.
L’indagine in merito a una causa psicologica relativa al non aver voglia di amare può certamente aprire un filone di ricerca nella psicologia sociale.
Si possono individuare comunque delle “tracce generiche”, su alcune cause:
– crisi di valori
– separazioni
– instabilità economica
– difficoltà a fare un progetto del proprio futuro.

Molto spesso, le persone che sviluppano una patologia psichica vengono trattate farmacologicamente e non è detto che a fronte di questa terapia venga fornito anche un supporto terapeutico. Il sistema sanitario nazionale garantisce e in alcuni casi rende obbligatorio il trattamento farmacologico. Secondo vari fondatori della psicoanalisi, come Jung, anche la psicosi può essere trattata con strumenti analitici. Questo perché la differenza tra la nevrosi e la psicosi non è di genere ma solo quantitativa. Secondo alcuni autori, anche psichiatri, l’allucinazione è come sognare da svegli quando la mente viene privata del sonno e il delirio è solo un tentativo di trovare un equilibrio migliore. Secondo lo scrittore triestino Italo Svevo, la dissociazione è una componente naturale dell’animo umano.
Quindi, il sintomo va interpretato e non solo inibito.
Certamente nessuno vorrà discutere sul fatto che comportamenti violenti o autolesivi debbano essere impediti o che in certi casi il farmaco è l’unica soluzione per alleviare una profonda sofferenza, tuttavia il farmaco va usato nei tempi e nei modi corretti, perché solo un’interpretazione simbolica del sintomo può portare alla guarigione e anche perché il farmaco a lungo andare può avere effetti collaterali permanenti. Uno di questi effetti collaterali è l’ottundimento emotivo, quella situazione di torpore sentimentale che rende lo psicotico mal curato incapace di amare.

Teoria psicofisico-cognitiva sull’amore e la sessualità

Teoria psicofisico-cognitiva sull’amore e la sessualità

Il limite delle teorie cognitiviste di prima generazione era quello di descrivere fenomeni troppo circoscritti che non permettevano di formulare teorie generali ed ecologicamente valide. Il limite della psicofisica Fechneriana era quello di non riuscire a descrivere sempre i fenomeni tramite leggi matematiche definite in termini stringenti, rappresentabili tramite precise equazioni.
Voglio descrivere quello che ho personalmente imparato sull’amore e la sessualità utilizzando due formalismi che vogliono creare un ponte tra la psicofisica e il cognitivismo. Per questo, userò un diagramma cartesiano, con due grafici di funzione, l’espressione algebrica analitica di tali due funzioni e un diagramma di flusso. Il grafico cartesiano serve a descrivere il fenomeno dal punto di vista psicofisico, il diagramma di flusso è la rappresentazione dei processi cognitivi che secondo me possono intercorrere nel fenomeno dell’innamoramento, sulla base di alcune osservazioni personali. Il criterio utilizzato per arrivare a tali conclusioni è quello ipotetico – deduttivo. In questo modo voglio colmare il difetto della psicofisica con considerazioni cognitive e fare anche l’esatto opposto.
Premessa
Il fenomeno dell’innamoramento, può essere definito come un sottotema della psicologia sociale, strettamente connesso con l’IMPRESSIONE DI PERSONALITA’. L’impressione di personalità è il processo cognitivo tramite il quale noi costruiamo la nostra opinione o valutazione della nostra ed altrui personalità. E’ il procedimento con il quale acquisiamo conoscenza di noi stessi e del prossimo. Conoscere una persona è fondamentale per potere in seguito amarla. Facciamo qui l’ipotesi di trovarci di fronte a un uomo e una donna che provino un inziale interesse ed attrazione reciproca, che poi si trasformerà in un amore duraturo. Vogliamo descrivere come questo fenomeno si evolva nel tempo in relazione ad alcune grandezze fondamentali e dare una descrizione qualitativa del fenomeno sia dal punto di vista del comportamento, che dei processi cognitivi che intercorrono nel fenomeno.

Prendiamo in considerazione il seguente grafico:

Teoriapsicofisicaamoresessualità

Questo grafico descrive innanzitutto un asintoto orizzontale (linea orizzontale tratteggiata) che indica un valore comportamentale attorno al quale si può definire che l’attacamento emotivo delle due persone in gioco è equilibrato.
Poi ci sono due forme geometriche, la funzione F1 detta comportamento ideale, e la funzione F2 detta comportamento reale.
IL COMPORTAMENTO IDEALE
Questa funzione, non tiene conto delle oscillazioni comportamentali dovute a contenuti emotivi personali e fenomeni causali che possono accelerare l’attaccamento o l’allontanamento delle due persone. Considera il caso in cui l’amore cresca fino a perfezionarsi, come se fosse accompagnato da un graduale accrescimento della conoscenza, dove l’attaccamento si assesta al di sotto del valore ideale.
F1 = k t / ( t + 1 ) , con t>0
Questa è l’espressione algebrica del comportamento ideale. A tempo zero l’attaccamento è nullo, a tempo infinito si mantiene sotto il valore k.
IL COMPORTAMENTO REALE
Escludiamo il caso dell’eventuale allontanamento definitivo, caso che sarà invece descritto in termini cognitivi. Abbiamo una fase iniziale temporale detta transitorio, in cui ci sono delle ampie oscillazioni. Queste sono dovute alla personale insicurezza emotiva e a fenomeni ambientali di natura probabilistica che allontano o avvicinano le due persone. Poi queste oscillazioni diminuiscono assumendo un’ampiezza media più o meno costante, le oscillazioni si assestano intorno alla curva del comportamento ideale.
L’ampiezza media delle oscillazioni al crescere del tempo, diventerà un parametro di incertezza del rapporto, che descrive il fatto che l’attacamento continua a oscillare per tutto il tempo di vita dello stesso. Questo parametro dipenderà da fattori emotivi iniziali e dalle modificazioni degli stessi con il trascorrere del tempo nonché da fattori ambientali che possono essere riconducibili a situazioni o influenze di terze persone.
F2 = k1 t / ( t + 1 ) + k2 sin ( k3 t + fase ) ( k4 + e^ ( – k5 t ) )
Analizziamo l’espressione algebrica del comportamento o attaccamento reale. A tempo 0 abbiamo di nuovo un fenomeno nullo. A tempo infinito avremo l’esponenziale che si annulla e una sinusoide con pulsazione k3 e ampiezza sostanzialmente uguale a k2 * k4, che si sommerà al comportamento ideale distorcendolo. Tale ampiezza media sarà la misura dell’incertezza del rapporto.
Negli istanti intermedi del transitorio le oscillazioni sono molto ampie.
Le costanti k1,k2,k3,k4,k5 meritano delle speciali considerazioni. K1 è il comportamento relativo all’attacamento massimo ideale.
k1= F(e,a,t)
k1 è una funzione delle condizioni emotive e ambientali e ovviamente del tempo. Non è esprimibile in termini matematici stringenti. In più, sia le condizioni emotive che quelle ambientali sono funzioni del tempo che hanno un andamento dipendente sia da fattori deterministici che probabilistici. Le altre quattro costanti si possono descrivere qualitativamente in modo del tutto analogo.
Ora descriviamo il fenomeno con un diagramma di flusso:

Diagramma

Il processo cognitivo di innamoramento è dunque un fenomeno dinamico. E’ costituito sostanzialmente da un loop in cui si ripete l’osservazione della persona coinvolta nella relazione. Ad ogni osservazione, la persona che osserva si può attaccare di più o allontanare in funzione del fatto che il comportamento osservato sia in linea con le proprie aspettative. Questo dipende da fattori sia deterministici che probabilistici inerenti sia le motivazioni personali che aspetti ambientali (i quali possono riferirsi a influenze di terze persone).
Dopo un passo di avvicinamento o allontanamento, se ci si è allontanati troppo si può decidere di troncare definitivamente la relazione, caso non descritto dal grafico cartesiano. Altrimenti il loop si ripete, con alti e bassi.
Ho realizzato questa esposizione, dopo un  litigio con la mia fidanzata. Volevo rassicurarla che dopo un lungo periodo di relazione noi non eravamo più nella fase transitoria con ampie oscillazioni, ma in un piccolo intorno dell’attaccamento ideale con oscillazioni di ampiezza media soddisfacentemente piccola. Purtroppo però questa teoria è in grado solamente di descrivere il fenomeno, per giunta a grandi linee. Per quanto riguarda le previsioni, sono impossibili…qui ci sono leggi precise è vero…ma sovrana è quella del caso, come nella fisica quantistica…siamo come particelle che oscillano imprevedibilmente negli orbitali subatomici.

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