la porta delle stelle – capitolo #1 – il risveglio delle coscienze

Il primo capitolo del romanzo fantascientifico: “La porta delle stelle – quando la consapevolezza entrerà nel mondo”.

consapevolezza

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Tratto da “La porta delle stelle – quando la consapevolezza entrerà nel mondo”

IL PADRE DEL COMANDANTE JOHNSON

napoleoneNapoleone Bonaparte

XIV

“Erick! Oggi mi sembri decisamente triste…spero che tu abbia superato il dolore dei mesi passati.”
Il comandante rassicurò con voce calda Nickita. Il pensiero di Johnson era rivolto all’anziano padre, il vecchio generale Federick Johnson, ormai 85enne, cardiopatico e con demenza senile. La madre di Johnson era mancata da circa due anni e il padre, a tratti, non era cosciente della cosa. L’anziano generale dell’artiglieria degli USA in pensione, viveva in un lussuoso appartamento a dieci chilometri dal Pentagono, assistito da tre badanti, una donna sud-americana di nome Giselle, la quale prestava servizio al giorno, un uomo Inglese di nome Lewis che lavorava di notte e una donna sud-americana di nome Penelope presente durante il fine settimana. Il generale era stato un uomo dolce e gentile ma allo stesso tempo fermo e autoritario. Sebbene il lavoro fisico più pesante lo svolgesse Giselle, svolgendo i lavori di casa, il compito più gravoso era affidato a Lewis, in quanto tra le diciotto e le ventidue Federick aveva gli incubi peggiori. Il padre di Johnson non aveva proprio accettato la mancanza della moglie, sebbene passasse il giorno intero in totale tranquillità e chiacchierando prima con Giselle e poi con Lewis, alla sera voleva a tutti costi raggiungere casa sua – che non riconosceva assolutamente nel posto in cui si trovava – e sua moglie che credeva viva e in ansia per lui. Lewis, nel primo periodo successivo all’insorgenza della demenza del generale, si era abituato a prendere puntualmente qualche schiaffo dall’autoritario vecchietto furibondo. Ma poi escogitò uno stratagemma. Confessava ogni sera di essere una spia russa, che collaborava con una cellula terroristica a distanza con l’obiettivo di tenere prigioniero il generale, impegnato in operazioni difensive contro un attacco atomico. Lewis, si faceva “severamente fucilare” ogni sera dall’unico soldato del plotone di esecuzione che era il vecchio generale. Federick, dopo che Lewis si fingeva morto, avendo scaricato la sua rabbia, soddisfatto cercava l’uscita, che era serrata. Confuso dalla stanchezza ogni sera si convinceva che era il caso di andare a dormire, sotto l’effetto del seroquel e del dalmadorm. Poi, il risorto Lewis si dedicava a lavare i piatti e pulire la cucina, dopo la cena, per la quale il generale non dimenticava mai di ringraziare con estrema gentilezza.
“Generale Johnson, è stata di suo gradimento la cena?”
“Cotta e condita, discreto lavoro soldato. Ma ora si è fatto tardi devo raggiungere mia moglie a casa mia. Grazie davvero per l’ospitalità e per cortesia mi apra la porta…”
“Purtroppo la porta è chiusa e non ho le chiavi.”
“Che cosa? Brutto maiale! Dimmi chi sei e chi ti ha mandato! Allarme rosso! Allarme rosso! Sono prigioniero! Mi trattengono contro la mia volontà!” sbraitava il comandante in direzione del citofono di casa che credeva una radio-strumentazione bellica.
“E va bene confesso! Sono una spia russa!”
“Corpo di mille contraeree! Dovevo immaginarmelo! E chi potevi essere altrimenti con quello strano accento? Ti dichiaro colpevole di spionaggio, sequestro di persona e terrorismo internazionale! Per i poteri conferitimi dalla corte marziale in tempo di guerra eseguirò io stesso l’esecuzione capitale immediatamente.”
Allora Lewis va nel ripostiglio a prendere un fucile giocattolo dalle dimensioni e dal peso molto realistico in grado di produrre al più un discreto rumore. Lo stesso Lewis impartiva così i comandi:
“Puntare! Mirare! Fuoco!” e poi cadeva a terra, in una posizione comoda su un cuscino che poco prima aveva adagiato sul pavimento.
Quindi il generale andava nella credenza, prendeva una vecchia medaglia al valore di guerra e se la appuntava al petto sopra il bavaglino della cena appena consumata. Ora si credeva solo in casa con un cadavere. Non capendo come fare a uscire da casa lo sconforto lo convinceva ogni sera ad andare a dormire. Il seroquel e il dalmadorm stavano facendo effetto. Con un occhio semiaperto il cadavere controllava che il povero e triste vecchietto non cadesse a terra per effetto di sedativi e ipnotici prescritti da un noto neuropsichiatra della contea di Arlington.
Lavati i piatti Lewis andava a dormire e si alzava due e tre e volte a notte quando il vecchietto voleva andare in bagno. Di notte il generale si sentiva bisognoso, vagava a tentoni e non ricordava più né rango né grado militare. Alle sette del mattino arrivava Giselle, che era anche l’amore di Lewis, all’insaputa di Erick Johnson. Si passavano il quaderno delle consegne con gli appunti del comportamento del generale, dove avrebbero tante volte voluto scrivere quelle magiche paroline: “ti amo”. Al fine settimana, Lewis e Giselle stavano insieme, lontano dal Pentagono e da occhi indiscreti.

LA PORTA DELLE STELLE – quando la consapevolezza entrerà nel mondo

romanzo fantascientifico

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Siamo nel 2022, sono passati ormai dieci anni dal fatidico 2012, anno che molti credevano avrebbe segnato la fine della civiltà umana sul pianeta Terra. La fine tanto temuta è stata rischiata ma non è avvenuta. In effetti la profezia Maya più che una condanna è stata un avvertimento. Gli scienziati e i tecnici del Pentagono, in particolare il comandante Erick Johnson in qualità di esperto astrofisico, avevano previsto che una tempesta elettromagnetica originata dalla superificie del nostro Sole avrebbe causato la rottura in breve tempo di praticamente tutti i trasformatori di tensione presenti nei dipositivi elettronici, dando uno scacco a tutte le risorse della società umana. Grazie all’ingegno degli scienziati del Pentagono che collaborarono con i migliori cervelli della comunità scientifica internazionale, capeggiata dal russo Nickolai Krhrusciof (fisico sperimentale), l’esercito degli Stati Uniti d’America riuscì a scongiurare questo disastro. La soluzione adottata sfruttò il principio della gabbia di Faraday: una griglia di rame di forma pressochè sferica attraversata da corrente elettrica presenta un campo elettromagnetico nullo al suo interno, anche se fuori nelle vicinanze c’è un forte campo. I nodi di questa “gabbia” furono realizzati con un sistema di satelliti, che sprigionarono per alcuni giorni (il tempo di vita della tempesta solare) una fortissima tensione indotta, i vari satelliti sembravano essere collegati uno all’altro con delle saette luminose, come i neuroni cerebrali sono collegati tramite le sinapsi. L’energia necessaria a generare queste gigantesche tensioni indotte fu sviluppata da reattori nucleari installati su ogni satellite, che funzionarono senza l’impiego dei trasformatori.

L’umanità si salvò da una catastrofe di dimensioni incredibili, grazie ad un colossale impiego di risorse.

Ma l’impatto più grande di questo evento riguardò la coscienza e la sensibilità degli esseri umani: per la prima volta tutti gli scienziati, tutti gli eserciti e tutti i soldati del pianeta collaborarono in piena armonia, per uno scopo comune: la salvezza globale.

Qualcosa era cambiato, per sempre. Tutti, dico tutti gli uomini incominciarono a chiedersi: “a cosa serve combattere? Perchè ci facciamo la guerra?”

L’amore universale, il principio fondamentale che permette alle forme di vita di preservare la propria esistenza stava conducendo l’umanità verso il suo “risveglio”.

Gli uomini compresero di non essere soli nell’universo, che qualche forza o qualche essere doveva averli guidati verso la salvezza fisica. Ma, cosa che contava di più, verso la salvezza spirituale.

L’umanità incominciò quindi ad usare il suo “terzo occhio”, a vedere cose che pochi prima d’allora avevano visto e di cui la maggioranza non osava fare menzione. Si compresero meglio persino le psicosi.

Grazie allo studio della fisica quantistica si incominciò a fare ricerca delle “porte delle stelle”, quelle porte che permettono di passare da una dimensione ad un’altra. Grazie alla consapevolezza e all’amore quelle porte si aprirono. Ebbene, sì! Non siamo soli!

Le civiltà extraterrestri si sentirono giustificate ad interagire in modo costante e percepibile con la specie umana. Queste civiltà avevano un livello di intelligenza, di cultura e di tecnologia molto superiore al nostro e ci guidarono nel proseguimento verso l’ultimo stadio evolutivo. Lo fecero solo nel momento in cui noi avevamo dato l’input manifestando la convinzione della loro esistenza e il desiderio di incontrarli. In questo modo, le civiltà aliene poterono contattarci senza autoaccusarsi di averci fatto una violenza, rispettando il principio di amore della grande forza che permette l’esistenza dell’universo.

Una volta che questi alieni si manifestarono, incominciarono a guidarci verso la scoperta di nuovi mondi da colonizzare, nuovi pianeti in cui stabilire una civiltà umana retta da un unico governo, che rispondesse ad un unico universale principio: l’amore, e da un solo obiettivo: la consapevolezza.

Il comandante Johnson insieme al tenente Nikita Navratilowa, furono incaricati di guidare l’attività coloniale sul pianeta Filoxenia (dal greco “Filòxenos”, “Ospitale”). I due si legheranno con un rapporto tanto intenso quanto difficile, vista la forza di carattere di entrambi.

In questi nuovi mondi, l’uomo avrebbe proseguito il suo cammino verso l’illuminazione spirituale, attingendo da chi ne sapeva più di lui. Fu la fine di tutti i conflitti. L’uomo, comprendendo che la morte è un’illusione, incominciò a vivere davvero.

QUELLA GRAN LUCE SULLA VIA DI DAMASCO

Klaus Kinski – Schizofrenia paranoide

Albert Einstein – Sindrome di Asperger

Hermann Hesse –  nevrosi e depressione

Michelangelo – sindrome di Asperger

Torquato Tasso – manie di persecuzione

John Nash – schizofrenia paranoide

Vincent Vangogh – Schizofrenia

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quella gran luce sulla via di damasco

“Quella gran luce sulla via di Damasco” è un romanzo ispirato alla vita dell’autore, con aggiunte di pura fantasia. E’ presentato e reso disponibile interamente e gratuitamente su Internet. E’ una storia che documenta l’origine di una famiglia del sud Italia con ricordi così lucidi e precisi – perfino per quel che riguarda la vita infantile dei genitori – che hanno dell’inquietante. Questa conoscenza gli è stata tramandata oralmente principalmente dal padre. Spicca la descrizione della genesi del proprio carattere: preciso, metodico, perfezionista potremmo infine definire svagodeficiente ma col sogno di riscattare per se stesso una vita normale. La lucidità di questa autoanalisi crea un’atmosfera sinistra dove l’autore si diverte a creare suspense e sorpresa, in relazione a cose incredibili ma realmente accadute. Si racconta un dramma terribile e misterioso: Ettore si ammala a 22 anni, con diagnosi clinica Schizofrenia paranoide”. Ettore capirà un giorno che la normalità non esiste come condizione ma solo come metodo e filosofia di vita. Ettore per fortuna beneficia di lunghi periodi di benessere ed è convinto di poter spiegare da un punto di vista che non andrebbe ignorato come ci si incammina in questo abisso e come se ne possa uscire. Si apprenderà che questa risalita dall’abisso della psicosi coincide con una progressiva ricostruzione del proprio carattere. Accidentalmente tutto questo coesiste con numerose vicende sentimentali dolorose, dopo delle quali riuscirà ad innamorarsi sul serio e con un cuore rinnovato e più umano che mai. Finalmente Ettore perderà le sembianze di una macchina e acquisterà quelle di un uomo, perchè “anche se all’orizzonte c’è un vulcano che minaccia la nostra vita, con un po’ di forza e immaginazione si può intravedere sempre un’ alba”. Cosa è determinante per la guarigione? Lafilosofia? La religione? La psicoanalisi? Lasciatevelo raccontare…