NON CREDO PIU’ ALLE FAVOLE E NON HO PIU’ LA TESTA FRA LE NUVOLE – la mia personale opinione sulla preservazione della salute mentale

La malattia mentale è un problema sempre più attuale nella società moderna. Molti cercano di dare una spiegazione circa le cause di tale fenomeno e contemporaneamente (e spesso inconsapevolmente) si auto – inseriscono in una illusoria categoria sociale invulnerabile nei confronti di tale problema.

La verità è che il disagio psichico colpisce in tutto il mondo persone appartenenti a livelli culturali, etnie e quindi estrazioni sociali fra le più estese e diverse immaginabili. Per molto tempo è stata promulgata la tesi (sempre stata puramente teorica) della base bio-genetica come causa di disturbo psichico. Tuttavia non è mai stato trovato, nel genoma umano, il responsabile di mali come la schizofrenia o il disturbo bipolare. Questo è un fatto attuale e non confutabile alla data di questo scritto.

Per quanta riguarda le cause sociali, la psicologia sperimentale ha fatto enormi passi avanti nella comprensione di nevrosi e psicosi. Si pensi ad esempio ai recenti studi sui sistemi dinamici e quindi alla relativa sotto-categoria delle reti neurali.

Si può studiare il disagio psichico chiamando in causa i seguenti concetti

–          Sistemi statici e dinamici

–          Sistemi lineari e non lineari

–          Sistemi complessi con comportamento semplice (equlibrio e ordine)

–          Sistemi con comportamento complesso (caos)

–          Punti critici e attrattori

Ovviamente non voglio aprire una lunga esposizione di tutti i possibili ragionamenti che conseguono a questi “token”, ma due paroline le vorrei tuttavia spendere.

La mente umana è sicuramente un sistema dinamico e non statico, perché il suo funzionamento dipende dalla variabile TEMPO.

La mente umana è un sistema NON LINEARE perché nel tempo può acquisire (tramite l’apprendimento) o perdere (tramite il mancato utilizzo di ciò che si è appreso, o l’invecchiamento) funzioni anche complesse.

Una persona sana di mente è come un complesso sistema dall’utilizzo semplice, immediato e intuitivo. Il significato delle azioni di una persona sana è immediatamente VISIBILE nel senso GESTALTISTICO del termine, non deve essere compreso tramite complessi ragionamenti. Questo avviene se le immagini mentali endogene sono ordinate.

Una persona malata di mente è come un sistema, di qualunque complessità, con comportamenti caotici, disordinati, imprevedibili e di difficile comprensione.

Il fatto che tali comportamenti siano difficili da capire, tuttavia, non vuol dire affatto che non rispondano a precise leggi matematiche.

Questi leggi esistono e la relativa spiegazione si chiama TEORIA DEL CAOS.

Non ho tanta voglia di includere grafica in questo documento, perché è presto ed è domenica mattina e poi fra poco devo uscire, comunque voglio richiamare alla vostra mente la celeberrima immagine della “coppa di Rubin”, che è un semplice disegno davanti al quale la maggioranza di noi è indeciso tra il dire di aver visto un vaso o due facce simili una di fronte all’altra.

Questo esempio mostra la presenza di PUNTI DI AMBIGUITA’, un tipo particolare di punto critico nella funzione del sistema non lineare costituito dalla nostra mente. In prossimità del punto critico, un sistema è indeciso circa la risposta che deve dare e il suo comportamento diventa CAOTICO.

Ci sono tanti altri tipi di punti critici, su cui sorvolerò, la loro caratteristica è quella di mettere in crisi anche sistemi ben congegnati che normalmente si comportano in modo semplice ed intuitivo, quindi di riflesso ci sono situazioni sociali che possono rendere patologico il comportamento di persone che nella maggioranza dei casi appaiono sane ed equilibrate.

Come si fa a diventare insani? Oh, scusate, la domanda giusta è : come si fa a mantenersi sani?

Bene, se ci fosse una ricetta facile da seguire per tutti, certamente qualcuno avrebbe vinto il nobel e non ci sarebbero più persone sofferenti sulla faccia della Terra.

Dico che la cosa è alquanto improbabile.

I malati ci sono e continueranno ad esserci. Il fatto è che secondo me i malati possono guarire. Questa è la mia personale BUONA NOTIZIA, anche se chi vi parla assomiglia più ad un ragazzo che ad un signore. La notizia cattiva, invece, è che qualsiasi sano può ammalarsi.

TEOREMA: per ogni persona sana esiste una situazione sociale complessa in grado di rendere caotico il comportamento di tale persona, per ogni persona insana esiste una cura in grado di portare ad un ragionevole equilibro il comportamento di tale persona.

Per comprendere il valore di tale affermazione è necessario perdere per sempre una radicata idea stereotipica che è fin troppo radicata nel nostro tessuto sociale. La verità è che una stretta linea di demarcazione tra sanità e malattia NON ESISTE, sebbene i comportamenti limite debbano essere considerati patologici e certamente curati. Ammalarsi o guarire vuol dire perdere o riacquisire delle normali funzioni, ma questo NON VUOL DIRE TRASFORMARSI . VUOL DIRE SEMPLICEMENTE APPRENDERE, tutti possono farlo in funzione della propria intelligenza se ne hanno, dove l’intelligenza non è sufficiente in funzione della fiducia nei confronti di un bravo specialista e dei soldi, se ne hanno abbastanza in tasca. Attenzione: quando dico “se l’intelligenza non è sufficiente”….intendo dire proprio che anche la più brillante intelligenza può non essere sufficiente a risolvere un disturbo psichico. Ecco perché John Nash e Michelangelo pare fossero schizofrenici, ecco perché Albert Einstein pare avesse la sindrome di Asperger.

L’auto analisi espone al pericoloso rischio di autoreferenzialità, la coscienza non può curare se stessa con risultati sicuri, perché nell’interrogarsi circa se stessa si modifica e non può osservarsi dall’esterno.

Che dire degli psicofarmaci? Quando penso a certe situazioni di forte crisi che ho affrontato nella mia vita, ringrazio che esistano gli psicofarmaci.

Per quanto riguarda l’uso di psicofarmaci nel corso di un’intera vita, si apre un immenso capitolo di probabili discussioni. L’anno scorso mi è capitato di assistere una persona anziana affetta da demenza, aveva spaventose allucinazioni ed era molto violento. Senza i farmaci che io ho somministrato al poveretto – sotto le direttive di un medico psichiatra – non so proprio cosa sarebbe potuto accadere.

Che dire di un giovane, nel pieno delle forze fisiche, che affronta una situazione di malattia? Dovrà usare i farmaci per tutta la vita? Anche tale persona può diventare pericolosa per se stessa e per il prossimo e se ciò avviene il farmaco è necessario, per tutto il tempo in cui tale pericolo permane. La scelta di non dismettere i farmaci deve essere ponderata, tanto quanto quella di iniziare a usarli. Ci sono casi in cui le psicoterapie sono cure più che sufficienti.

Spesso il disagio psichico è considerato una stigmate, le persone che soffrono possono vergognarsene, le persone considerate sane possono aver paura della malattia o comunque non volersi interessare di tale realtà. Le persone che hanno paura della malattia sono in tale condizione perché il disagio rievoca la personale sofferenza, che può essere nascosta, latente, in altri termini inconscia.

Ci sarà mai un mondo senza malati? Io non credo più alle favole. Le discese sono rilassanti perché ci sono le salite. Il lavoro è bello se c’è il riposo. La felicità non si può raggiungere se non si ha mai sofferto.

Il mio consiglio è abbastanza semplice:

APPREZZIAMO DI PIU’ IL MONDO NON PERFETTO – L’UNICO – IN CUI POSSIAMO VIVERE. SE SIAMO EQUILIBRATI POTREMO MIGLIORARLO E CAMBIARLO DOVE E’ NECESSARIO.