LETTERA APERTA AD UN CUORE SPEZZATO

angeli che piangono

E’ stato il caso più cieco a decidere che dovessimo incontrarci. Sono stati mesi intensi, ti ho amata sinceramente e per questo ho immaginato di invecchiare insieme a te. Ho incominciato ad avere dei dubbi e per questo ho rischiato persino di perdere nuovamente la mia salute. Ma questo non è avvenuto, la posta in gioco era troppo alta. La mia piccola Ludovica, che ha solo cinque anni e vive lontana non deve subire la pena dei miei capricci sentimentali.

Trovai il tuo nominativo su uno strano social network che circola in rete e mandai un messaggio preconfezionato al tuo profilo insieme a tanti altri. Tu mi rispondesti e incominciammo a chattare. Banale come esordio, no? Chi avrebbe potuto immaginare che sarei rimasto sconvolto da questa storia? Decisi di chiamarti al telefono quasi subito. Non te lo dissi ma mi innamorai della tua voce. Mi dicesti che per il momento non volevi incontrarmi e poi in seguito ne avrei scoperto il motivo. Anche tu avevi avuto la tua delusione. E soffrivi ancora. Ma perchè questa vita è fatta di sofferenza? La tua voce latino americana era dolce, leggera, sensibile, amabile. Non te lo dissi, ma mi innamorai perdutamente della tua voce dopo poco tempo. Il bello è che la mia vita non era concentrata su illusioni, uscivo di casa, incontravo gente e per alcuni mesi mi trasferii persino fuori regione pensando di stare via molto tempo. Ma non mi rendevo nemmeno conto che in fondo il mio cuore lo avevo regalato a te già da molto tempo.
Penai per convincerti ad incontrarmi prima di partire, ma non ci riuscii. Così decisi di andarmene.
E incominciasti a chiamarmi tu. Prima in occasione della morte di una persona a te cara. Riuscii a farti smettere di piangere e arrivai al punto di farti ridere, dopo più di due ore al telefono. Mi chiamasti per il mio compleanno e poi mi chiedesti di poter fare un salto a casa mia, al mare per una vacanza, una o due settimane. Mi accorsi che ti fidavi di me. La fiducia, quella cosa che io non riesco ad avere perché se sono del segno del Leone ascendente Leone e luna in Ariete…(per chi crede nell’astrologia, o per chi come me lo considera un gioco di società) in realtà sono come un piccolo felino terrorizzato che non ne vuole sapere di staccarsi da un ramo. Tornai a Torino per una circostanza in cui avevo rischiato tantissimo. Qualcuno aveva cercato di annientarmi ma mi salvai con uno scacco matto a sorpresa. E poi trovai te, pronta a consolarmi, facendoti consolare. Ci incontrammo su facebook, una delle prime donne a cui chiesi l’amicizia dopo aver creato un nuovo account. Ti dissi che ormai eri quasi vera per me e tu risposi che non rimaneva che incontrarci nella realtà. Così, un pomeriggio di Ottobre 2011, un Sabato, ci incontrammo alla stazione Porta Nuova di Torino. Quando mi incontrasti facesti una strana faccia…sembravo un bambino in confronto a te, ci passiamo otto anni. I primi mesi furono intensi. Mi preannunciavi quello che sarebbe accaduto con dolcezza, con discrezione. E mi preannunciasti l’amore, in aspettazione del quale non dormii per alcuni giorni. Con una battuta, che poteva non essere capita. Ma io la capii. Ormai i miei pensieri erano diventati i tuoi e la mia bocca stava per diventare la tua. Ma dovevamo fare i conti entrambi con un passato difficile. Il mio dottore mi ha detto che soffro di “elevata interpretabilità che rende difficili le relazioni sociali”. Sarà ma io penso di avere avuto dei buoni motivi per avere paura. Mi parlasti di un tuo progetto di investimento all’estero, di tornare al tuo paese in Sud America e che lo avresti fatto subito, dicesti scherzando, se avessi fatto una vincita al Lotto. In tutto questo potrebbe non esserci nulla di male ma li incominciai a perdere la fiducia. Mi parlasti di sognare di trovare un uomo che la sposa, che la aiutasse a lavorare di meno. Di fronte al mio diniego, dopo alcuni mesi cercasti di convincermi ad avere un figlio da te. Io, pur essendo innamorato rimasi lucido. Te a 46 anni, separata con tre figli. Io a 38 anni, separato e con una figlia. Dopo un anno di frequentazione un altro figlio da te? Io penso che il sentimento ci sia stato, però nel tuo intimo, nel tuo profondo cosa stavi cercando? Qual era la tua principale intenzione? Costruire una vita insieme a me o risolvere un problema preesistente nella tua vita?
Fu difficile staccarmi da te, passai attraverso varie fasi. L’incredulità. Il disorientamento. La delusione. Lo sconforto. La rabbia e poi la fredda determinazione. Impiegai vari mesi, in cui tu credevi nel mio amore. Non volevo prenderti in giro, volevo solo sopravvivere. Io adesso questo sentimento non lo sento più, eppure scrivendo queste parole mi viene da piangere. Perché quando finisce un amore è come se una parte del nostro cuore morisse per sempre. Sto sbagliando in tutto questo? Il tempo lo dirà, se il tempo sarà clemente con me.

VOGLIO PERDERMI IN TE
Voglio perdermi in te
che non sei un ruscello di montagna
e non sei un lago in mezzo ai monti
e nemmeno un grande mare
ma l’immenso oceano che circonda il mondo
Voglio raggiungere te
per far di te la mia compagna
per sospirare con te nelle calde notti
per imparare finalmente ad amare
per trovare qualcosa di buono in questo mondo
Voglio te e solo te
voglio le tue risa di gioia
voglio asciugare le tue lacrime
voglio il calore del tuo corpo
voglio scaldare il tuo cuore
voglio fare e rifare l’amore
quello vero che dona pace all’anima
Voglio amare solo te
tesoro della mia vita
la più bella immagine
di cui io mi sia mai accorto
che ha suscitato in me il desiderio d’amore
voglio abitare nel tuo cuore
e farne il castello della mia anima
per sempre, tuo
Luigi

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG – Luigi Bilardo

 

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Luigi Bilardo abita in provincia di Torino. Nel 1993 si è diplomato come Perito Informatico, e nell’anno successivo ha frequentato con profitto il corso di laurea in Informatica della facoltà di scienze fisiche e naturali, che poi ha abbandonato per un problema di salute. Nel 1994, decise di lavorare come analista programmatore per una società di counseling informatico, dove rimase per circa tre anni sviluppando software gestionale di banche dati elettroniche dapprima in ambito sanitario e poi in ambito bancario presso il CED di Moncalieri dell’ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO di Torino. Nel 1999 ebbe un’esperienza di lavoro in un’altra società di counseling in ambito assicurativo, sempre come analista programmatore. Nel 2000, incominciò a lavorare per un’industria edile che lavorava su appalti pubblici e grandi opere, a Torino nel relativo centro direzionale come sistemista informatico di primo e secondo livello. Per la medesima azienda sviluppò un applicativo di automazione dei parcheggi pubblici, sperimentando i linguaggi di programmazione Visual Basic, C# e C++ della piattaforma .Net di Microsoft. Inoltre, contribuì alla realizzazione di un web application server per la gestione degli ordini a fornitore dei cantieri di lavoro e alla gestione della relativa Virtual Private Network. Negli ultimi anni, si è interessato dei nuovi sistemi operativi della Micosoft, di Ubuntu e dell’ambiente di sviluppo NetBeans con particolare accento al linguaggio Java e alle relative applicazioni Web. Nel corso degli anni, ha sviluppato un interesse culturale secondario per la psicologia sperimentale ed in particolare per la scuola della psicoanalisi freudiana e junghiana. Di recente ha incominciato a seguire i corsi della Uninettuno University, per la facoltà di Psicologia. E’ affascinato dalle analogie tra i modelli di cacolo computazionale e intelligenza artificiale e le reti neurali studiate come sistemi dinamici, ma tiene sempre lo sguardo concentrato su una prospettiva ecologica di una psicologia per lo più sociale.
Nel 2009 incominciò a far circolare in rete il suo romanzo psicoanalitico dal titolo “Quella gran luce sulla via di Damasco”.

Ama lo sport e la vita notturna.

Gradisce contatti con persone animate dagli stessi interessi per questo mette a disposizione il suo contatto di facebook : http://www.facebook.com/luygybylardo

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